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Andate in Pace   versione testuale
Mostra fotografica Biennale Architettura 2014







Il Museo Diocesano di Arte Sacra di Venezia, in concomitanza della 14. Mostra Internazionale di Architettura organizzata dalla Biennale di Venezia, ospita nei propri spazi espositivi Andate in pace, un progetto dei fotografi Giorgio Barrera e Niccolò Rastrelli a cura di Daniele De Luigi. La mostra, prodotta e organizzata dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione del MiBACT, con la partecipazione dell’associazione culturale Visioni Future, rientra tra le iniziative istituzionali del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per la Biennale Architettura.

L’esposizione si compone di 23 fotografie in diversi formati e un’installazione video, a cui si aggiunge una selezione di stampe tratte dagli archivi dell’ICCD. Le immagini sono state realizzate in numerose città italiane tra cui Roma, Milano, Torino, Firenze, Napoli, Potenza, Foligno, Taranto, Pescara e includono opere di celebri architetti quali Massimiliano Fuksas, Giovanni Michelucci, Paolo Portoghesi, Mario Botta, Gio Ponti, Ignazio Gardella. Le fotografie di Giorgio Barrera e Niccolò Rastrelli mostrano una ricognizione delle architetture ecclesiastiche italiane postconciliari, riprese al loro interno alla presenza dei fedeli. Muovendosi nell’ambito della tradizione documentaria, i fotografi caratterizzano in modo originale la propria ricerca attraverso la scelta di impostare la ripresa secondo un canone fisso, realizzando per ogni chiesa un’unica immagine che assume sempre il medesimo punto di vista (quello del sacerdote dall’altare) e viene eseguita in un preciso momento (quello della funzione sacra). Una scelta dettata da precise ragioni storiche: la riforma liturgica del Concilio Ecumenico Vaticano II ha determinato infatti lo spostamento del sacerdote versus populum, in posizione rivolta verso l’assemblea. Il risultato di questo procedimento sono immagini che, attraverso uno sguardo inedito, propongono una riflessione sul complesso rapporto tra Chiesa cattolica, architettura contemporanea e comunità dei fedeli. Esse sono infatti rigorose vedute dell’interno degli edifici - benché ribaltate rispetto al punto di vista abituale - ma al contempo un’indagine socio-antropologica, una narrazione dell’Italia di oggi e un ritratto della comunità cattolica.

Come dichiarano i fotografi, “Le immagini di questa documentazione fotografica vogliono raggiungere una sintesi, mostrano cioè la chiesa come luogo architettonico e corporeo. L’elemento umano è un elemento imprescindibile della nostra ricerca, la parola chiesa deriva infatti dal greco ‘ekklesìa’ e significa comunità. In questo senso l’edificio ecclesiastico va inteso come uno spazio fatto di persone in carne ed ossa, o come afferma San Paolo di ‘pietre viventi’. Il momento in cui il sacerdote si rivolge ai fedeli è il fondamento della nostra immedesimazione nell’atto fotografico. La macchina fotografica, infatti, viene posizionata e rimane per lungo tempo innanzi all’altare, centrale, simmetrica: direzionata verso l’entrata della chiesa, essa inquadra i fedeli presenti al rito e tende a personificare lo sguardo del sacerdote. Chi entra in chiesa non vede i fotografi perché l’apparecchio viene azionato da un telecomando. La sintesi, dunque, è la fotografia”.

La mostra è aperta  il 5 e 6 giugno per la vernice della Biennale.

Dal 7 giugno al 23 novembre è aperta al pubblico dal martedì alla domenica, dalle ore 10 alle 18.


Contatti per la stampa: Alessandra Pivetti (alessandra.pivetti@beniculturali.it)Maria Rosaria Palombi (mariarosaria.palombi@beniculturali.it) Irene Galifi (promozione@patriarcatovenezia.it)

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