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Biennale 2015.   versione testuale
Eventi collaterali nelle chiese









Biennale 2015

In occasione della 56. Esposizione internazionale d'Arte della Biennale di Venezia, la Chiesa Veneziana apre le porte di alcune chiese per una nuova esperienza di incontro fra l'arte contemporanea e la spiritualità. Si tratta di eventi collaterali che vedono coinvolti grandi artisti internazionali che hanno realizzato progetti nei quali il luogo di culto dialoga con installazioni site-specific per offrire un momento di riflessione sull'attualità e confrontarsi con alcune esperienze importanti dell'arte contemporanea. La chiesa, sia essa ancora officiata o no, richiama la dimensione spirituale e personale e comunitaria con la quale questi artisti dialogano alla ricerca di una condivisione degli aspetti umani che il luogo di culto afferma nella sua dimensione di casa di Dio-casa degli uomini; al tempo stesso eleva alla meditazione e offre un contesto nel quale la ricerca del bello viene sublimato nel richiamo al vero al bene.

Shrine for Girls - Santuario per le Ragazze

Per la Chiesa di San Gallo di Venezia, l’artista concettuale di New York Patricia Cronin ha concepito un progetto dedicato all’ideale di bellezza, di forza e al contempo di fragilità insito nella figura della donna, spesso però vittima di violenze, fisiche, sociali e culturali, ieri come oggi. Concepito utilizzando centinaia, La mostra di Patricia Cronin si compone di una installazione di vestiti indossati in differenti culture del mondo da giovani donne posti sui tre altari in pietra presenti nell’edificio, dando vita un’intensa scenografia, che non hanno nulla di liturgico ma che richiamano alla memoria reliquie e ex voto, evocando la meditazione e la riflessione sul valore della vita. L'artista intende commemorare lo spirito delle donne, attraverso una riflessione sulla perdita incalcolabile del loro potenziale spesso non concretizzato e sulla disperazione di fronte all’insondabile crudeltà umana, superando pregiudizi e omertà. Sono presentati dei sari coloratissimi, gli abiti tradizionali indossati dalle ragazze in India, tre dei quali appartenevano a giovani donne recentemente violentate da una banda, uccise e poi appese ad alberi.  Il secondo altare mostra lo hijab, indossato dalle 200 studentesse recentemente rapite da Boko Haram in Nigeria.  Il terzo e ultimo altare presenta mucchi dei grembiuli indossati dalle ragazze delle “Magdalene” “Asylums” e “Laundries”, tre istituzioni destinate al lavoro forzato per giovani "donne perdute" in Europa e in America del 19° e 20° secoloAgli spettatori viene offerto solo un piccolo scatto fotografico dei tragici eventi presentati nell’installazione.

Conversion

Il progetto di Recycle Group (due giovani artisti russi) fa riferimento allo stile di vita dell’uomo moderno nell’era informatica alle prese con una nuova oggettistica digitale che con l'obiettivo di consentire di essere sempre connessi ha dato il via al culto per le nuove tecnologie. Vivere equivale ad essere connessi, e la velocità di informazione ha sostituito la riflessione e la meditazione. La globalizzazione della rete d’informazione rappresenta la conversione a una nuova forma di “religione”, ove il fine ultimo è l’informazione, che sembra prendere le sembianze di nuova divinità dello spazio virtuale.  Nell’antica navata della chiesa, Recycle Group presenta le rovine del santuario del XXI secolo. Sculture e bassorilievi, nei quali figure di “nuovi Apostoli” appaiono come messaggeri di una nuova conoscenza sacra, manifestata nello streaming dell’informazione virtuale, sono affiancate ad una gigante croce realizzata sul simbolo del più conosciuto dei social network, “Facebook”. Recycle Group fa uso di reti di poliuretano, plastica, gomma, polietilene e nuove tecnologie. La spazzatura diventa arte per essere colta dalle future generazioni, mentre gli artisti cercano di dare ai loro spettatori le tracce di un futuro pieno dei paradossi tipici della nostra era e di ciò che è affondato nella storia. L'insieme è una sorta di visione futura dei paradossi distruttivi del presente, profezia di vanità. Le forme e le composizione di Conversion project sono influenzate dall’iconografia cristiana tradizionale e, allo stesso tempo, sono disseminate da motivi contemporanei come grafiche di oggetti moderni e loghi di applicazioni.

Together

Una conversazione tra due sculture: nella Basilica di San Giorgio Maggiore una mano sospesa sotto la cupola centrale con l’altare che fa da sfondo, e una grande testa situata nella navata. Collocata lungo l’asse principale est-ovest dell’edificio l’opera crea una linea ideale lungo la quale si sviluppa un discorso spirituale e intellettuale che evoca emozioni e cerca un contatto intuitivo con i visitatori. Le opera di Plensa, che parla cinque lingue e conduce una vita nomade che lo porta a girare il mondo, riflettono il desiderio di infrangere le barriere.  Le forme di Plensa entrano in contatto con le persone e le accolgono nella Basilica. Realizzate in acciaio inossidabile che distilla e diffonde la luce, la mano e la testa di Plensa sembrano essere una trasparenza che cambia di aspetto e che attira e cattura lo sguardo attento. La mano aperta e che crea un gesto è formata con i caratteri di otto lingue e racconta l’incontro di popoli e tradizioni. Allo stesso modo il volto di Nuria racconta la diversità; il soggetto è la figlia di un amico cinese di Barcellona, che nonostante la giovane età ha già attraversato molti confini. Durante tutto il periodo della mostra un corale miniato dell’Abbazia di San Giorgio Maggiore, strumento liturgico della preghiera e del dialogo spirituale che in passato i monaci utilizzavano quotidianamente per la preghiera comunitaria, verrà posto sul leggio del badalone del coro dietro l’altare maggiore, un contributo della comunità benedettina per rafforzare il senso dello stare insieme, del dialogo intellettuale/spirituale tra la mano, la testa e chiunque voglia entrare in relazione con l’opera dell’artista e la grande basilica Palladiana.