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Tra la chiesa e il campo   versione testuale
Installazione ai Tolentini promossa dal Senato Studenti Iuav







Da due studenti dello Iuav arriva un delicato richiamo alla natura sacra dello spazio della scalinata della chiesa e un invito a viverlo e ad abitarlo rispettosamente, in un momento in cui l’uso – e abuso – della città di Venezia è oggetto di attenzione e denuncia quasi quotidiana. Samuele Xompero e Chiara Buccolini offrono a tutti, veneziani e turisti questo segno piccolo, ma importante di sensibilità al valore anche civile oltre che religioso degli spazi comuni e anche di attenzione alla salvaguardia. La scalinata della chiesa dei Tolentini è spesso usata come luogo di sosta e riposo, quasi un'estensione del platiatico dei bar della zona. Coloro che vi si siedono così spontaneamente sicuramente ne riconoscono la bellezza, ma probabilmente non fanno caso al fatto che essa rappresenta il momento di avvicinamento ad un luogo sacro e pertanto ignorano la sua vera funzione in favore dell’uso abituale che se ne è fatto. L’installazione ritaglia e sottolinea il valore di questa soglia, sottraendola senza forzature divieti o barriere ma con un trasparente tendaggio all’abuso, richiamandone la volumetria e la funzione di passaggio verso il luogo di culto. La struttura è leggera, in legno, poggia sui gradini, creando un grande atrio che circoscrive la scalinata, protetto da un telo bianco che lascia intravedere un ritaglio di cielo e veli la vista diretta sul campo. Crea un volume inclusivo e meditativo, che induce alla quiete e alla riflessione, induce ad un uso diverso per coglierne il carattere e apprezzarne il significato. Il disagio suscitato dal modo in cui vengono occupati i sagrati di diverse chiese di Venezia, ha spinto l'Ufficio per i beni culturali e turismo ad accogliere la proposta di questi studenti come una modalità nuova per intervenire non con sanzioni o controlli ma con un gesto progettuale semplice ma efficace per la valenza esperienziale di chi lo attraversa. Il sagrato, lungo i secoli, ha costituito sempre il punto di contatto e discontinuità fra la chiesa e la città: un luogo quindi ricco di significati che il progetto di questi studenti ha voluto sottolineare caratterizzandolo come una pausa rispetto all’uso funzionale non consono con cui viene oggi vissuto. Nel 315/6 viene realizzato il primo sagrato dopo che alle comunità cristiane fu concesso di uscire dalle catacombe. Eusebio di Cesarea lo descrive così: “Tra il tempio e il vestibolo ha lasciato un vastissimo intervallo (…) aperto e sgombro affinché si potesse vedere il cielo e godere lo splendore dell’atmosfera illuminata dai raggi del sole. (…) Qui è la prima sosta del pellegrino in cui concilia bellezza e purezza e dove il catecumeno trova gradevole il soggiorno». Sin dalle origini, questa soglia si offriva come spazio di accoglienza e aggregazione per chi entra in chiesa e come luogo di congedo e missione per chi ne esce.Per queste ragioni abbiamo voluto accompagnare e successivamente autorizzare il progetto e l’installazione di questi studenti, apprezzandone le motivazioni e la passione condotte nel rispetto delle indicazioni liturgico-pastorali che riguardano l’edificio e nella tensione verso una nuova modalità di comunicazione che si serve di un allestimento architettonico per far dialogare con la città il luogo di culto. Nel concedere il patrocinio all'iniziativa, il Delegato Patriarcale, don Gianmatteo Caputo, auspica che tale iniziativa sia colta da tutti come una proposta positiva e di qualità per continuare a riflettere sul valore prezioso della nostra città e del suo patrimonio culturale, che può essere valorizzato soprattutto partendo dal rispetto della sua funzione originaria.